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Scopri i migliori album di gennaio, e ascolta il podcast con la recensione e un brano tratto da ciascun disco

 

Luca Garuffi - Stagione Zero

Move 78 - In the Age Of Data

Per iniziare il 2026, il disco della settimana di Stagione Zero è IN THE AGE OF DATA del progetto Move 78.

Il gruppo berlinese arriva nel 2025 al quinto album e raggiunge e forse supera i picchi del bellissimo esordio “The Algorithm Smiles Upon You”. Parliamo di una bilanciata fusione di jazz e inserti elettronici, istinto puramente da jam session e campionamenti di ispirazione hip hop.

La formazione principale è composta da Doron Segal (tastiere), Nir Sabag (batteria), Hal Strewe (basso), Meravi Goldman (corno francese) e Aver (campionatore/produzione).

In the Age of Data è composto di 11 brani ma può essere diviso in due parti ben distinte (anche se molto coerenti tra loro). I primi sei brani sono una sorta di improvvisazione eterea e sospesa, basata sulla ripetizione costante della stessa bass line. I brani, non a caso si intitolano tutti “Dusty but digital” part 1-6.

I restanti 5 brani sono invece vere e proprie tracce separate che comunque mantengono il mood e le sonorità della prima parte. Tra queste segnalo decisamente il crescendo visionario di Quantum Listening.

Nota divertente. Il nome della band è ispirato a un famoso match di un antico gioco da tavolo cinese tra il campione del mondo Lee Sedol, e un programma per computer chiamato AlphaGo. Dopo essere stato sconfitto nelle prime tre partite dall’avversario basato sull'intelligenza artificiale, il campione ha sbalordito tutti adattandosi e giocando una mossa così strano che ha completamente sconcertato AlphaGo e i suoi algoritmi. La mossa – che rappresentava la risposta umana di Sedol: adattarsi per affrontare le sfide di un mondo tecnologico in continua evoluzione – è stata la mossa 78.

 

Laurent Fintoni - All Tomorrow's Archives

Sixtoo - 30

A questo punto, essere una persona anziana nell'hip-hop significa scegliere se essere il vecchio che urla contro le nuvole o un adulto normale che accetta che le cose cambino e che c'è ancora molto da godersi nella musica, sia passata che presente. Recentemente, nel mio tentativo di non essere il vecchio che urla alle nuvole, ho riflettuto su come siamo arrivati al punto in cui gli artisti che abbiamo ammirato hanno una loro opera da considerare, proprio come avevano gli artisti più anziani, in particolare quelli del jazz/funk/soul, con cui siamo cresciuti. Uno di questi artisti è il rapper, produttore e creativo a tutto tondo canadese Vaughn Robert Squire, meglio conosciuto da molti come Sixtoo. Dopo quasi due decenni trascorsi nel deserto di varie occupazioni creative e alcune musiche sotto vari pseudonimi, Sixtoo è tornato con un nuovo album, 30, e un'antologia di demo e beat inediti per un totale di quasi 200 brani. Si tratta di una grande raccolta che rifletta le radici di Sixtoo in una certa era dell'hip-hop, il momento indie della fine degli anni '90/inizio degli anni 2000, il suo interesse per il punto d'incontro tra tecnologie analogiche e digitali e la sua volontà di impegnarsi nell'evoluzione sonora dell'hip-hop. È sicuramente un album per le heads, ma mi piace pensare che anche i nuovi fan dell'hip-hop e del rap possano trovarvi qualcosa di interessante e magari scoprire a modo loro la storia di questo genere musicale.

 

Matteo Maioli - Indi(e)pendenze

Clémentine March - Powder Keg

Il disco della settimana per Indi(e)pendenze è il terzo lavoro pubblicato da Clémentine March e intitolato “Powder Keg”. Lo si può tradurre come situazione esplosiva, e se da una parte descrive un mondo completamente allo sfacelo e sull’orlo del precipizio, dall’altra fotografa una raccolta di canzoni intrigante e multiforme. L’artista di origine francese ma di stanza a Londra non è catalogabile in un genere definito: provate ad ascoltare l’opener “After The Solstice”, venata di echi di Pentangle e Air, e quindi la grintosa “Upheaval”, piena di riverbero con i Nirvana nel cuore. Tuttavia due aspetti rivestono il disco dall’inizio alla fine, e cioè originalità e cosmopolitismo. Lo testimonia la squadra di musicisti che ha affiancato Clémentine nel progetto, dal geniale jazzista Alabaster DePlume (per l’irrefrenabile “The Power Of Your Dreams”) a Wilf Cartwright dei Tapir! passando per Rita Lee, voce e batteria negli Os Mutantes, in “Lixo Sentimental”. Io ho scoperto Clémentine March partecipando al listening party del disco su bandcamp, un’esperienza che raccomando a tutti gli appassionati di musica. Ogni canzone ha un’ispirazione speciale, come “Lucie” dedicata alla nipotina o la stupenda “You Are Everywhere” che viaggia a metà tra Beatles e il catalogo Flying Nun. Tutto miele per le nostre orecchie.

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Leggi le recensioni dei migliori dischi di marzo selezionati per NEU RADIO e ascoltale nel podcast dalla loro voce, assaporando un brano tratto dal disco.

Alberto Simoni di Area Contaminata

Voice Actor - Lust (1)

Lust (1) è il nuovo album di Voice Actor, il progetto dietro al quale si nasconde la figura di Noa Kurzweil. Il nome Voice Actor è emerso nell’ottobre 2022 con la pubblicazione sulla label belga STROOM, nel solo formato digitale, del mastodontico album “Sent from My Telephone”, composto da 108 tracce in rigoroso ordine alfabetico, per la durata complessiva che superava le 4 ore. Tale uscita ha reso in poco tempo i Voice Actor una sorta di nome di culto nel giro ambient elettronico. L’anno successivo, visto il clamore suscitato dall’esordio, ne è stata pubblicata una versione in vinile ridotta a 16 tracce, con alcuni inediti. Fino a poche settimane fa, in realtà non si conosceva quasi nulla in merito a chi c’era dietro a questo progetto. È solo grazie ad una recente intervista rilasciata da Noa Kurzweil alla rivista online First Floor, che siamo venuti a conoscenza di diversi aspetti di come è nata e successivamente si è sviluppata l’idea di formare i Voice Actor, i quali inizialmente erano un duo, lei si occupava dei testi e il produttore olandese Levi Lanser delle musiche. Nel nuovo album Lust (1), Squu, produttore gallese ha sostituito Levi Lanser e questo è il motivo per cui l’album è accreditato a entrambi: Voice Actor & Squu. Il disco, uscito questa volta sia in vinile che in formato digitale, sempre su STROOM, oltre alle sonorità ambient e alle atmosfere sognanti già presenti nel precedente lavoro, contiene ritmiche two step e suoni elettronici astratti e glaciali che lo rendono vario e molto piacevole all’ascolto. Nel complesso una gradita conferma, per nulla scontata, che lascia ben sperare per il futuro.

 

MorraMc di Class+ / Beats in the Garden

Pye Corner Audio - Where Things Are Hallow: No Tomorrow

Esce per Lapsus Records un cofanetto che celebra il genio visionario di un produttore ancora non abbastanza conosciuto, Martin Jenkins in arte Pye Corner Audio. Where Things Are Hallow: No Tomorrow è un'opera in vari formati che rivisita e dona nuove perle con sua caratteristica modalità slow di offrire nuovi paesaggi alla musica elettronica.

 

Enzo Baruffaldi di "memoria polaroid" - un blog alla radio

The Tubs – “Cotton Crown” (Trouble In Mind Records)

“Al funerale qualcuno mi ha toccato il braccio / Mi ha detto dovresti scrivere una canzone / Per onorare tua madre”... Beh, chiunque diavolo tu sia / Mi dispiace / Immagino che quella canzone sia questa."

Recita così l’ultima strofa dell’ultima canzone del nuovo album dei britannici The Tubs, intitolato “Cotton Crown”, e direi che mette bene in chiaro che cosa raccontano queste canzoni: il tema della perdita e della morte, il bisogno di confessarsi senza barriere, il fare i conti con la propria vita adulta, nonostante tutto, e con l’arte.

La scrittura di questo album è stata fortemente influenzata dal suicidio della madre del cantante Owen Williams, madre che era, a sua volta una cantante folk, Charlotte Greig. E non è un caso che Charlotte Greig compaia anche sulla copertina del disco, in una foto in cui allatta il neonato Owen, curiosamente in un cimitero.

Tutto questo doloroso groviglio di emozioni e riflessioni i Tubs, però, lo accompagnano a un suono travolgente, che riesce a tenere assieme le chitarre aggressive degli Husker Du, le melodie suadenti e avvolgenti degli Smiths e il jangle pop più scintillante di Felt e Field Mice.

Forse i Tubs non suonano più così punk come nell’esordio “Dead Meat”, ma con “Cotton Crown” mostrano di aver saputo perfezionare ulteriormente la loro scrittura, trasmettendo tutta l’urgenza delle loro canzoni, quel loro scavare feroce nelle pieghe cupe delle relazioni personali e delle nevrosi post-moderne, con una tavolozza sonora ancora più ampia, sofisticata e ricca.

Insomma, possiamo sicuramente inserire “Cotton Crown” dei The Tubs, tra i dischi indie rock migliori della stagione.

 

Cristian Adamo - Solo Lains

Traxman - Da Mind Of Traxman Vol.3

Da Mind Of Traxman Vol.3 è il terzo episodio della raccolta dall'archivo di Traxman per la Planet Mu.
Traxman al secolo Corky Strong ha una lunga storia di profondo coinvolgimento nella Chicago house, pubblicando per la prima volta con la leggendaria etichetta Dance Mania a metà degli anni Novanta, e da allora dividendo le sue produzioni tra ghetto house, juke e footwork, pubblicando al fianco di Steve Poindexter e Fast Eddie e dei defunti DJ Deeon e DJ Rashad.
Il terzo volume di “Da Mind Of Traxman” è il primo dal 2014. Questo nuovo album è stato realizzato con l'aiuto del collega e amico Sinjin Hawke, artista di Planet Mu, che ha assunto il compito di A&R per raccogliere il meglio di centinaia di brani risalenti al 2005.
Il volume 3 mostra la straordinaria capacità di Traxman di portare la vecchia musica nel futuro senza perdere il feeling e l'energia dei suoi campioni e delle sue influenze.
Consigliatissimo da Solo Lains aka Cristian Adamo.
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