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Il secondo episodio nel cuore della psichedelia tedesca. Un mixtape che scava nelle radici del Krautrock elettronico degli anni 70. Il sommo maestro Karlheinz Stockhausen aveva indicato la via elettronica da cui nasceranno nuovi generi musicali come la Berlin School e la successiva New Wave, House e Industrial anni 80.

Nato a Bruxelles, il trio KAU riunisce un tastierista tedesco (Jan Janzen), un bassista italiano (Matteo Genovese) e un batterista norvegese (André Breidlid), tutti determinati a sfuggire alle catene del passato per creare musica pura e personale. Formatosi al conservatorio, mentre lavoravano sull'estetica rock con la loro precedente band, i tre strumentisti si sono uniti durante il Covid con l'idea di creare un beat tape libero e itinerante, collegando le loro influenze e facendo rivivere la creatività e l'audacia del formato così caro all'hip hop.
Il loro ultimo album, Unknown Waveforms, ha un nome azzeccato poiché incarna un tuffo nell'ignoto, privilegiando l'atmosfera rispetto al formato a volte restrittivo dell'album pop o jazz. Atmosfere che rimandano alla musica libera, dove rotture tonali e scoperte sonore conducono a danze inaspettate. Registrato al Woluwe Park di Bruxelles, mentre fuori dallo studio nevicava, Unknown Waveforms è un film sonoro che esplora i legami tra uomo e macchina, il contrasto tra un futuro luminoso e la paura dell'oscurità.

Dopo The Cycle Repeats, il loro album di debutto uscito nel 2023, e concerti in tutto il mondo (inclusa un'apparizione sul palco principale del Dour Festival), KAU torna con Unknown Waveforms e si presenta come un nuovo pilastro del Brussels Sound, nonché un segno di speranza per una nuova scena musicale a cavallo tra hip hop, synth jazz e club music.