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I migliori dischi di marzo 2026

16 Marzo 2026
Dimentica l'algoritmo: sono i nostri redattori musicali a guidarti nel flusso delle novità!
Scopri i migliori album di marzo, e ascolta il podcast con la recensione e un brano tratto da ciascun disco!

Laura Marongiu - Solaris

Bono / Burattini - Ora Sono Un Lago

disco settimana

A tre anni da Suono in un tempo trasfigurato, il duo formato da Francesca Bono e Vittoria Burattini torna con il nuovo album Ora sono un lago, pubblicato da Maple Death Records.

Le due musiciste proseguono la loro ricerca tra elettronica sperimentale e scrittura emotiva, stavolta tramite un linguaggio sonoro più essenziale e teso. Ora Sono Un Lago si presenta come un lavoro di grande profondità: è un album che nasce da un dialogo tra ritmi e voci e dalle suggestioni poetiche di Sylvia Plath e Patrizia Cavalli, trasformate in paesaggi sonori sospesi tra intimità e tensione.

La rivista inglese Ransom Note descrive perfettamente gli elementi e le dinamiche del disco quando dice che "Burattini costruisce pattern di batteria tesi e rarefatti, che affianca alle melodie aliene di Bono, a paesaggi sonori influenzati dal kosmische e a voci scarne, quasi corali, che affiorano e si ritirano lungo tutto l’LP".

Tra voci riverberate, synth taglienti e ritmi spezzati, Bono e Burattini creano atmosfere dense e stratificate, firmando un disco che conferma la maturità e la forte identità artistica del duo.

 

Enzo Baruffaldi - "Memoria polaroid" - un blog alla radio

The Notwist - "News From Planet Zombie" (Morr Music)

Sono passati più di trent’anni da quando è cominciata l’avventura musicale dei tedeschi The Notwist, eppure il collettivo guidato dai fratelli Markus e Micha Acher continua a spingersi in avanti con una curiosità e una attitudine alla trasformazione che lascia incantati, tanto a ogni uscita discografica quanto a ogni occasione di vederli in concerto.

Il loro decimo album si intitola "News from Planet Zombie" ed è un un lavoro che guarda al presente con lucidità malinconica, con disincanto ma anche con una sorprendente dose di calore e umanità. I Notwist ci hanno sempre fatto attraversare territori musicali molto diversi – dal post-punk degli Anni Novanta all’elettronica più sofisticata, dal trip-hop al krautrock, passando per un jazz sperimentale e notturno.

L’album precedente, "Vertigo Days" del 2023, aveva una dimensione fortemente collaborativa (con molti interventi di artisti anche a distanza), e si può dire che "News from Planet Zombie", da un lato, spinge ancora più avanti questa direzione, ma dall’altro recupera anche un approccio live, più fisico e più diretto. Come è stato notato da diverse parti, l’importanza di questo disco, in un certo senso, risiede nello stesso metodo con cui è stato creato, dato che i Notwist hanno deciso di suonare e registrare tutti insieme nella stessa stanza, con collaboratori, amici o semplici visitatori che andavano e venivano da una sala all’interno dello spazio culturale Import Export di Monaco.

Ne è uscito un disco che, da una parte, torna a una certa travolgente irruenza chitarristica degli esordi (come nell’inquieto singolo "X-Ray" o nella tumultuosa "The Turning"), dall’altra gioca con quelle atmosfere più sofisticate, rarefatte e scopertamente sentimentali, che, dopo tutti questi anni, i Notwist sanno maneggiare e declinare con un’accuratezza davvero ammirevole e commovente (su tutte, "Who We Used To Be", che richiama alla mente i punti più alti dello storico disco "Neon Golden").

Da notare, anche, che nonostante i Notwist non siano esattamente famosi per aver realizzato cover, in questo disco ne inseriscono addirittura due: una splendida versione di "Red Sun" di Neil Young, e una rivisitazione di "How the Story Ends" dei Lovers, gruppo folk-pop di Athens, Georgia. Queste cover si inseriscono nel flusso dell'album, rivelando un aspetto dei Notwist che non conoscevamo, come acuti interpreti di scritture altrui.

Questo malandato “pianeta zombie” che il titolo richiama è una metafora delle ansie del nostro presente, un presente che a volte sembra muoversi per inerzia, sospeso tra stanchezza, una disperata sopravvivenza e una perversa voglia di autodistruzione. Come sempre, i Notwist non offrono soluzioni facili né proclami altisonanti, preferiscono lavorare sui frammenti, sulle piccole osservazioni del quotidiano, sulle nostre impressioni e sui nostri sentimenti, ovvero tutto quello che ci rende ancora, nonostante tutto, umani, pronti a fronteggiare l’ennesima schiera di zombie che sta per arrivarci addosso.

 

La Totta - Uniquest

Courtney Barnett  - Creature Of Habit

disco della settimana marzo 2026

Ci sono dischi che non fanno rumore, ma restano. Creature Of Habit è così: non cerca di stupire, ma di restare abbastanza a lungo da cambiare qualcosa dentro. Arriva dopo uno spostamento — Melbourne lasciata per Los Angeles, la fine di Milk! Records - ma non è una rottura. È un assestamento. Un modo diverso di stare dentro le cose.

“Uscire dai tuoi schemi per poter vivere veramente la tua vita”: è lì che si muove questo disco. Non verso qualcosa di nuovo, ma verso qualcosa di più vero.

Courtney Barnett scava nel suo linguaggio e lo rende più essenziale. Le canzoni sembrano appunti lasciati aperti: piccoli gesti che si ripetono - preparare un caffè, osservare la luce, restare in un pensiero - fino a diventare significato.

Il suono oscilla tra nervature grunge e aperture più morbide, ma è nella chitarra che tutto prende forma: mancina, poco plettro, fingerpicking secco e percussivo. Un modo di suonare che è più ritmo che accompagnamento, più corpo che tecnica.

E forse c’entra anche il tennis: la ripetizione, la pressione, il restare dentro il gesto finché non diventa naturale. Qui ogni cosa sembra funzionare così.

Anche l’immagine conta: quella figura quasi sacra in copertina, sospesa, come se il disco stesso cercasse una forma di devozione laica — verso il tempo, verso il quotidiano.

Creature Of Habit non è una svolta. È un approfondimento.

Un diario della stasi, ma senza cinismo. Un modo per abitare davvero quello che c’è.

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