
Aja Monet è una poetessa di riferimento per la sua generazione, una persona le cui parole e azioni risuonano profondamente in tutti coloro che la incontrano. Ho avuto il piacere di conoscerla e seguirla da quasi 15 anni e in questo periodo l’ho vista trasformare il suo amore e la sua dedizione alla poesia in attivismo e musica, in modi che lasciano sempre il segno e ti riempiono di energia e speranza per il futuro, nonostante le realtà passate e presenti, a volte cupe, con cui lavora e in cui si muove. The color of rain è il suo secondo album ufficiale, e probabilmente sarà un'altra opera di grande bellezza, con le sue parole avvolte nella musica di artisti incredibili come Meshell Ndegeocello, che è uno dei produttori e uno spirito affine. Il mondo è un posto difficile in cui vivere in questo momento, ma i poeti potrebbero salvarci; come minimo, ci danno un motivo per sperare e ci ricordano cosa conta e perché.

SUNBEAM OF NO ILLUSION, è il frutto della collaborazione tra i due musicisti statunitensi Ben Seretan e John Thayer.
L’album fonde la sperimentazione chitarristica di Seretan e le percussioni analogiche di Thayer in un paesaggio sonoro contemplativo. Il risultato sono 11 tracce di ambient eterea e rilassante ma dinamica, in cui l’uso di riverberi naturali, stratificazioni di droni ed arpeggi e un equilibrio tra improvvisazione libera e composizione sono i tratti predominanti.
Segnalo “Little Winds” e “Wild Mint Breeze”, le mie due tracce preferite dell’album, che comunque è perfetto per un ascolto continuativo dall’inizio alla fine.

“Come Closer” dei Tomora è un esordio solo sulla carta: sono infatti artefici del progetto Tom Rowlands, in libera uscita dai Chemical Brothers, e la cantautrice norvegese classe ’96 Aurora. Il duo aveva già collaborato a più riprese, con una ospitata di lei in tre tracce su “No Geography” che Rowlands ha contraccambiato producendone l’ultimo disco “What Happened To The Heart” del 2024.
Registrato dal duo tra il Sussex e Bergen, “Come Closer” viaggia tra i generi e i bpm senza soluzione di continuità. Ad una title track dai colori scuri e ipnotici rispondono i banger da dancefloor “Ring The Alarm” e “Somewhere Else”, quest’ultima facilotta a dir la verità, mentre “Have You Seen Me Dance Alone?” fa pensare a The Knife aggiungendo panorami esoterici e campionamenti di tabla al quadro.
“My Baby” è classico big beat nineties adattato ai nostri tempi frenetici, “I Drink The Light” recupera le sonorità di “No Surrender” degli stessi Chemical nel brano più temerario del lotto, pubblicato anche come singolo. Non è del tutto assente il lato analogico, dato che Rowlands suona chitarra, basso e tastiere e anche alcune batterie del disco sono live. Quando cala l’intensità esce la qualità vocale di Aurora, come in una “Side by Side” venata di dub e nel trip-hop sognante di “The Thing”, posizionate intelligentemente a fine album. Una citazione la merita anche il regista Adam Smith che ha lavorato alla parte visual di Tomora parallelamente alla scrittura della musica.

Sexystential è il settimo album di Robyn la quale ci dice che l’essenza del synth-pop, della deep house e della sua elettronica sexy è radicata in lei, nella sua stessa esistenza.
Ci sono echi al suo passato più lontano (Really Real strizza l’occhio a Indestructable mentre Sucker for Love sembra un brano scritto dai/per i Röyksopp) ma anche alle recenti pulsazioni di Honey. L’arpeggiatore è avvolgente, la cassa dritta spinge soprattutto in Dopamine e Talk to Me. La traccia omonima ha quel qualcosa di swag alla Azealia Banks o Ke$ha; molto carino il finale in una sorta di future funk simile a Daft Punk o the Weeknd.
Sexystential è un album diretto che qualcuno ha definito un po’ sempliciotto, anche a causa del corto minutaggio. A noi di Paradisco piace sempre in quella ottica ripescaggio nostalgia da parte di grandi pilastri femminili che erano significativi nella decade passata.