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I migliori dischi di gennaio 2026

18 Gennaio 2026
Dimentica l'algoritmo: sono i nostri redattori musicali a guidarti nel flusso delle novità!
Scopri i migliori album di gennaio, e ascolta il podcast con la recensione e un brano tratto da ciascun disco

Luca Garuffi - Stagione Zero

Move 78 - In the Age Of Data

Per iniziare il 2026, il disco della settimana di Stagione Zero è IN THE AGE OF DATA del progetto Move 78.

Il gruppo berlinese arriva nel 2025 al quinto album e raggiunge e forse supera i picchi del bellissimo esordio “The Algorithm Smiles Upon You”. Parliamo di una bilanciata fusione di jazz e inserti elettronici, istinto puramente da jam session e campionamenti di ispirazione hip hop.

La formazione principale è composta da Doron Segal (tastiere), Nir Sabag (batteria), Hal Strewe (basso), Meravi Goldman (corno francese) e Aver (campionatore/produzione).

In the Age of Data è composto di 11 brani ma può essere diviso in due parti ben distinte (anche se molto coerenti tra loro). I primi sei brani sono una sorta di improvvisazione eterea e sospesa, basata sulla ripetizione costante della stessa bass line. I brani, non a caso si intitolano tutti “Dusty but digital” part 1-6.

I restanti 5 brani sono invece vere e proprie tracce separate che comunque mantengono il mood e le sonorità della prima parte. Tra queste segnalo decisamente il crescendo visionario di Quantum Listening.

Nota divertente. Il nome della band è ispirato a un famoso match di un antico gioco da tavolo cinese tra il campione del mondo Lee Sedol, e un programma per computer chiamato AlphaGo. Dopo essere stato sconfitto nelle prime tre partite dall’avversario basato sull'intelligenza artificiale, il campione ha sbalordito tutti adattandosi e giocando una mossa così strano che ha completamente sconcertato AlphaGo e i suoi algoritmi. La mossa – che rappresentava la risposta umana di Sedol: adattarsi per affrontare le sfide di un mondo tecnologico in continua evoluzione – è stata la mossa 78.

 

Laurent Fintoni - All Tomorrow's Archives

Sixtoo - 30

A questo punto, essere una persona anziana nell'hip-hop significa scegliere se essere il vecchio che urla contro le nuvole o un adulto normale che accetta che le cose cambino e che c'è ancora molto da godersi nella musica, sia passata che presente. Recentemente, nel mio tentativo di non essere il vecchio che urla alle nuvole, ho riflettuto su come siamo arrivati al punto in cui gli artisti che abbiamo ammirato hanno una loro opera da considerare, proprio come avevano gli artisti più anziani, in particolare quelli del jazz/funk/soul, con cui siamo cresciuti. Uno di questi artisti è il rapper, produttore e creativo a tutto tondo canadese Vaughn Robert Squire, meglio conosciuto da molti come Sixtoo. Dopo quasi due decenni trascorsi nel deserto di varie occupazioni creative e alcune musiche sotto vari pseudonimi, Sixtoo è tornato con un nuovo album, 30, e un'antologia di demo e beat inediti per un totale di quasi 200 brani. Si tratta di una grande raccolta che rifletta le radici di Sixtoo in una certa era dell'hip-hop, il momento indie della fine degli anni '90/inizio degli anni 2000, il suo interesse per il punto d'incontro tra tecnologie analogiche e digitali e la sua volontà di impegnarsi nell'evoluzione sonora dell'hip-hop. È sicuramente un album per le heads, ma mi piace pensare che anche i nuovi fan dell'hip-hop e del rap possano trovarvi qualcosa di interessante e magari scoprire a modo loro la storia di questo genere musicale.

 

Matteo Maioli - Indi(e)pendenze

Clémentine March - Powder Keg

Il disco della settimana per Indi(e)pendenze è il terzo lavoro pubblicato da Clémentine March e intitolato “Powder Keg”. Lo si può tradurre come situazione esplosiva, e se da una parte descrive un mondo completamente allo sfacelo e sull’orlo del precipizio, dall’altra fotografa una raccolta di canzoni intrigante e multiforme. L’artista di origine francese ma di stanza a Londra non è catalogabile in un genere definito: provate ad ascoltare l’opener “After The Solstice”, venata di echi di Pentangle e Air, e quindi la grintosa “Upheaval”, piena di riverbero con i Nirvana nel cuore. Tuttavia due aspetti rivestono il disco dall’inizio alla fine, e cioè originalità e cosmopolitismo. Lo testimonia la squadra di musicisti che ha affiancato Clémentine nel progetto, dal geniale jazzista Alabaster DePlume (per l’irrefrenabile “The Power Of Your Dreams”) a Wilf Cartwright dei Tapir! passando per Rita Lee, voce e batteria negli Os Mutantes, in “Lixo Sentimental”. Io ho scoperto Clémentine March partecipando al listening party del disco su bandcamp, un’esperienza che raccomando a tutti gli appassionati di musica. Ogni canzone ha un’ispirazione speciale, come “Lucie” dedicata alla nipotina o la stupenda “You Are Everywhere” che viaggia a metà tra Beatles e il catalogo Flying Nun. Tutto miele per le nostre orecchie.